Royal Robertson

Louisiana, 1936

Frequenta la scuola fino alla terza media e impara poi il mestiere di disegnatore di insegne commerciali per le piccole aziende agricole e i commercianti e imprenditori locali.

Appena ventenne viaggia in California, lavorando come bracciante agricolo; torna in Louisiana a metà degli anni Cinquanta per assistere la madre morente; conosce e sposa Adell Brent, con la quale ha undici figli. Nel 1974 Adell, forse cacciata dallo stesso Royal, forse abbandonandolo per un altro uomo, lascia la casa coniugale con tutti i figli per trasferirsi in Texas.

Robertson scivola allora in un’esistenza inquieta fatta
di odio misogino, di personalissime interpretazioni della verità cristiana, di visioni di un mondo altro: frequenta per corrispondenza un corso di disegno che aveva trovato pubblicizzato sul retro di una scatola di fiammiferi e, armandosi di pennarelli indelebili, vernici a tempera, matite colorate e penne a sfera, inizia a dipingere su cartelloni di
grandi dimensioni quelle stesse visioni nelle quali gli alieni gli mostrano la fine dei giorni e il mondo che verrà. Sui retro complesse formule numerologiche mettono in relazione i
tradimenti di Adell con i giorni della liberazione dal Male. Si proclama Profeta e costruisce il proprio santuario: casa e cortile si ricoprono di insegne e disegni che avvertono le “puttane peccatrici e i bastardi di ogni risma” di tenersi alla larga.
Citazioni bibliche sostanziano ingiunzioni e profezie. Nel 1992 l’uragano Andrew distrugge questa incredibile installazione teologica, fortunatamente non prima che un ristretto numero di adepti riuscisse a penetrare la sua casa e la sua storia salvandone l’arte.

Royal Robertson muore improvvisamente nel 1997 dopo essersi riavvicinato ai figli. Il suo lavoro è esposto al Smithsonian American Art Museum, all’American Visionary Art Museum, al Museum of Everything; è incluso nel documentario di Scott
Ogden Make ed ha ispirato l’album di Sufjan Stevens The Age of Adz.

Opere

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