IN/CARTA/MI

15 Sept 2017

IN/CARTA/MI

Jean Dubuffet scriveva che in art brut le tecniche, i temi, i materiali impiegati sono sempre inventati di nuovo e autonomamente da ogni creatore. Con IN/CARTA/MI ci misuriamo con la virtuosità della carta, con le sue possibilità di medium, per usi diversi così estranei a quelli dell’arte accademica.

La carta maneggiata, manipolata, trasformata, con tutto il suo valore tattile è al centro del lavoro di Giuseppe Iacopetta. Barbiere di professione da più di trent’anni sperimenta utilizzando fogli di giornale e riviste che trasforma in puro materiale. Il suo processo artistico parte da una divisione in strisce per colore che utilizza poi come una tavolozza: restituendogli concretezza e una qualche forma, nei suoi quadri appaiono collage dove i riferimenti culturali superano postmodernamente i brandelli di Rotella. Non solo spezzettati e tagliati, presi cioè nel processo dell’influenza sull’individuo, ma macerati e ridotti a minuscoli frammenti proprio come l’identità oggi. 

Ai quadri si affiancano alcuni cavalli che riprendono il tema della frammentazione mediante una distruzione del corpo ottenuta con la fiamma ossidrica. E parliamo sempre di carta! Giuseppe Iacopetta è nato a Gioiosa Ionica nel 1948; vive e lavora a Torino.

Dagli effetti del mondo allo studio di esso, l’opera di Grondona, mette davanti alla penetrazione di un occhio che indulge nella cortina del reale. Del reale infatti Grondona pare smontare i pezzi o meglio esfogliare uno strato dopo l’altro alla ricerca di una profondità che diventa però abisso. Marxianamente, i temi onirici di Grondona paiono dirci che ciò a cui ci rapportiamo non è il reale ma una sua rappresentazione fantastica, cioè l’ideologia. Tutta la parabola artistica di Grondona è meglio compresa alla luce di una vicenda umana incentrata di fatto sulla militanza, quindi un approccio di resistenza: più Gilardi che Lodola o Basquiat a cui la sua arte seppur contemporanea sembra rimandare. 

Dopo studi non termini di liceo d’arte Grondona è stato attivo nelle frange autonome del comunismo mentre diventava un fotografo riconosciuto e stimato. Abbandona poi una restituzione fotografica per mantenerne però l’occhio e inventa la tecnica dei cartoncini sovrapposti come quinte che rivelano una progressione di informazioni. La resistenza ultima tuttavia non è quella contro la borghesia ma contro la vita stessa con i suoi falli, i suoi tranelli e i suoi rivolgimenti. 

Da qui un dolore continuo di sconfitto che si acuisce dopo la morte del padre e la malattia della madre che Stefano non può accettare di vedere soffrire e deperire, con il tragico epilogo che segnerà il resto della vita matura dell’artista. Stefano Grondona, 1952 è nato e lavora a Genova.

Il sogno come dolce ricordo è il tema dell’opera di Anna Maria Tosini. Esperta curatrice di giardini Anna Maria si trova nella necessità di passare dalla terra alla carta quando deve lasciare la grande casa di proprietà. Non sembra un caso che tra gli ospiti del suo giardino ci sia stato Jorge Louis Borges poiché questi intendeva forse la letteratura come Anna Maria la cura dei fiori. 

La delicatezza, la maestria compositiva e il rispetto, che è anche il respiro del vivente, ritornano in vecchiaia come accostamenti cromatici, pieghe arricciate, distribuzione dei particolari in opere di carta che quando non sono a tema floreale ricordano i fiori per la delicatezza. 

Annamaria Tosini nasce a Palermo nel 1930 da una famiglia di imprenditori della carta, tipografi e cartolai. Sposatasi nel 1955 con un ingegnere fa della loro villa un luogo di incontri culturali, letterari e musicali. Nel 1984 la rivista Marie Claire dedica un articolo al suo giardino e alle sue capacità di decoratrice. 

Tosini riscopre la carta come materia artistica negli ultimi quindici anni della sua vita in quella sua “isola del morti”, la struttura per anziani e malati mentali che le hanno guadagnato la lotta contro la perdita della casa e l’interdizione conseguenti alla morte del marito. Il suo lavoro è stato scoperto e valorizzato dall’Osservatorio Outsider Art dell’Universita di Palermo. 

Mattia Fiordispino conclude la parabola ideale dal reale al fantastico della mostra dando forma a una nuova realtà. Una parabola dunque che diventa cerchio. I dettagli da cui nascono le opere di Fiordispino frutto di studio sui testi di aeronautica mescolano il reale e il realistico, il vero e il fantastico per creare un insieme di personaggi e i loro mezzi, assolutamente coerente e parallelo. 

Per ogni progetto realizzato con cartone e colla a caldo, sporadici inserti di plastica o giocattolo, esiste formalizzato, uno studio su carta che l’artista usa come vero e proprio libretto tecnico del veicolo. 

Non è raro trovare non solo le specifiche sulla velocità massima e il peso ma anche il disegno dettagliato dell’interno del motore e dell’abitacolo, la descrizione della propulsione, dal diesel a carburati ancora da inventare. Mattia Fiordispino è nato Cremona nel 1984 vive e lavora a Fornovo di Taro in provincia di Parma.

Opere

Allestimento